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Sad Lovers & Giants - Feeding The Flame review

album cover for Sad Lovers & Giants - Feeding The Flame review
Article Date: 30-11-2007
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In un volumetto dedicato alla new wave,Federico Guglielmi individua nel 1983 il limite temporale oltre il quale “non si può più parlare di new wave”.

Nel concordare pienamente con questa delimitazione temporale, mi sentirei di suggerire “Feeding the flame” dei Sad Lovers & Giants quale degno epitaffio.

Quando “Feeding the flame” uscì, proprio sul finire del 1983, iSad Lovers & Giants si erano già sciolti in un clima di disillusione ed insufficiente fiducia nei propri mezzi. Proprio quando qualcosa cominciava finalmente a muoversi, con sempre più frequenti gigs in Inghilterra e nel Nord Europa (dove erano particolarmente apprezzati), la presa di coscienza di dover conciliare la qualità della scrittura con gli impegni promozionali, scoprì loro i nervi. Aggiungerei che non soltanto a livello di riscontro commerciale qualcosa si stesse muovendo, i Sad Lovers & Giants erano migliorati parecchio da “Epic garden music” esordio sulla media distanza pubblicato l’anno prima.

Originaria di Watford, la band si forma nel 1981 attorno ad un nucleo composto da Garce(voce), Cliff Silver (basso), Nigel Pollard (batteria), Tristan Garel Funk (chitarra) e David Wood (tastiere e sax), incidendo dapprima per la Last Movement due singoli (il three track EP“Cl蔠che includeva “Imagination”, “Landslide” e “When I see you”, ed il 7’ “Colourless dream/Things we never did” ), partecipando poi ad una compilation della Thing from the Crypt con due brani (“Clint” e “Take me inside”), infine accasandosi definitivamente con la Midnight Music per la quale incideranno il debut album (un eight track EP intitolato “Epic garden music”) e due singoli (“Lost in a moment/the tightrope touch” “Man of straw/Cowboys”) che precedono l’ uscita, appunto, di “Feeding the flame” disco di livello nettamente superiore alla produzione precedente appena elencata.

Sad Lovers con questo disco migliorano quasi in tutto: in fase di scrittura e composizione (più belli e calibrati i pezzi), di arrangiamento (più misurati gli interventi) e di scelta dei suoni (miglior definizione ed essenzialità). Il grande equilibrio narrativo, agevolato da una bellissima scaletta (ricordo, in assenza di una chiara indicazione, di aver iniziato l’ascolto con “Strange orchard” dalla facciata con quattro pezzi), unitamente ad un clima autunnale suggeriscono di ascoltare questa musica in tranquillità ma non ci sono tracce di tedio od autocompiacimento. E’ romanticismo, forse cristallizzato in un’istantanea dai colori tenui, ma che scalda il cuore.

Drumming essenziale, linee di basso e di cantato essenziali e, su tutti, un grande Tristan Garel Funk, qui all’apice della creatività. Più misurato e con minor abuso dell’effettistica (anche se chorus e flanger restano forti prerogative stilistiche), Tristan induce e sostiene gran parte delle composizioni (che non possiamo non immaginare provenienti dai suoi giri).

Le sue cose migliori?

L’ipnotico giro di Vendetta, stoppato all’inizio un ottava sopra poi quasi Bach-iano nello sviluppo successivo eppure in grado di fornire a David Wood l’occasione di suonare ulteriori linee melodiche con il synth.

Credo che in virtù del suo lavoro su questo disco, Tristan Garel Funk faccia fatica ad entrare nel club dei chitarristi ‘derivativi’ (sommatoria per i=che va dal John Mc Geoch più versatile nella ricerca degli accordi ad n=che arriva al Robert Smith più lucido e minimale). I tre bellissimi accordi che introducono Big tracks Little Tracks (tra i pezzi migliori del disco, con un interessante accorgimento armonico), le due melodie che si possono distinguere all’interno della figurazione circolare dell’accordo minore nona che caratterizza la splendida Your skin and mine. Il lavoro di cesello su Sleep (is for everyone) e le meravigliose rifiniture di On another day, altri pezzi stupendi con i Sad Lovers tutti allo Zenit.

Dopo un periodo di inattività di un paio di anni circa (vanno però segnalate le pubblicazioni dell’ottimo “In the breeze” e del live “Total Sound”), i Sad Lovers si riformarono senzaTristano ma anche se fosse rimasto la magia di “Feeding the flame” resterà per sempre impressa in questa istantanea del 1983.

Article Copyright: Miusika

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